Typographi Selecta
di Matteo Balduzzi
testo scritto per il catalgo “Scrittura Obliqua, Fotografia e musica”
ed. MUNAF – Museo di Fotografia
Milano
La ricerca si svolge nelle foreste di abete rosso della Val di Fiemme. Già nel Seicento era noto che il miglior legno per la costruzione dei violini proveniva dalla Foresta di Paneveggio, conosciuta anche come Bosco della Risonanza. È qui, infatti, che anche il celebre liutaio Antonio Stradivari sceglieva personalmente gli alberi destinati a diventare strumenti musicali.
La qualità eccezionale di quel legno, ricavato da alberi cresciuti in condizioni climatiche particolarmente stabili e caratterizzato dalla regolarità degli anelli di accrescimento, contribuì alla realizzazione di strumenti unici, la cui qualità è oggi irriproducibile. Oltre alla scomparsa di queste condizioni, compromesse dagli sbalzi termici legati ai cambiamenti climatici, la ricerca del legno adatto alla liuteria è resa sempre più difficile dalla diffusione del bostrico tipografo.
Dopo la tempesta Vaia, che nell’ottobre 2018 ha abbattuto quasi due milioni di metri cubi di alberi, il coleottero si è infatti moltiplicato, devastando ulteriormente vaste aree della foresta. Il bostrico incide sotto la corteccia dell’abete rosso una fitta rete di tracciati – da cui il soprannome di «tipografo» – interrompendo il flusso linfatico e provocando la morte della pianta.
A partire da questi segni Laura Pugno sviluppa un lavoro su più livelli. Da un lato realizza una serie di sculture, calchi tridimensionali in gesso che, come la fotografia analogica, conservano un rapporto fisico e indicale con il referente. Dall’altro ne esplora la dimensione immateriale, chiedendo al compositore Carlo Galante di tradurre quei tracciati in una partitura per violino solo. La registrazione del brano, eseguita da Valdyslava Luchenko con uno Stradivari, diventa così un collegamento simbolico con quel luogo così unico e una testimonianza civile nei confronti di un ecosistema profondamente e forse irreversibilmente compromesso.
